If I was a flower growing wild and free
All I'd want is you to be my sweet honey bee.
And if I was a tree growing tall and greeen
All I'd want is you to shade me and be my leaves
If I was a flower growing wild and free
All I'd want is you to be my sweet honey bee.
And if I was a tree growing tall and greeen
All I'd want is you to shade me and be my leaves
All I want is you, will you be my bride
Take me by the hand and stand by my side
All I want is you, will you stay with me?
Hold me in your arms and sway me like the sea.
If you were a river in the mountains tall,
The rumble of your water would be my call.
If you were the winter, I know I'd be the snow
Just as long as you were with me, when the cold winds blow.
All I want is you, will you be my bride
Take me by the hand and stand by my side
All I want is you, will you stay with me?
Hold me in your arms and sway me like the sea.
If you were a wink, I'd be a nod
If you were a seed, well I'd be a pod.
If you were the floor, I'd wanna be the rug
And if you were a kiss, I know I'd be a hug
All I want is you, will you be my bride
Take me by the hand and stand by my side
All I want is you, will you stay with me?
Hold me in your arms and sway me like the sea.
If you were the wood, I'd be the fire.
If you were the love, I'd be the desire.
If you were a castle, I'd be your moat,
And if you were an ocean, I'd learn to float.
All I want is you, will you be my bride
Take me by the hand and stand by my side
All I want is you, will you stay with me?
Hold me in your arms and sway me like the sea.
Barry Louis Polisar - All I Want Is You (from Juno OST)
C'è come un bisogno, un bisogno di confusione che mi insegue.
L'entropia mi guarda le spalle. Piango, rovescio il barattolo del caffè.
Poi gioco a risiko con il Fidanzato. Poi guardo i gatti che si inseguono. Pulisco la loro cacca berciando che andrebbe fatto più spesso.
Mi viene da piangere di nuovo. Leggo Virginia Woolf, compro astucci per banane, cerco informazioni sulle biblioteche. Domani gonfio le gomme della bici e vado. E' deciso.
Non è cosa da tutti i giorni.
Un certo stile, nella vita, è necessario. Anche quando si tratta di tirare le cuoia.
In questa giornata di sole, finalmente, con questo gigantesco tramonto drammatico davanti e con la gatta che mi fa le fusa vicino, mi scopro amante delle cose vecchie.
Piango come una vitella, intanto.
Una mia zia è morta.
Per la precisione, una cugina di mio nonno.
Una di quelle parenti che ti baciano felici e sono vecchine uguali da sempre, minuscole e fatte di carta di riso. Si chiamava Lia, suonava il pianoforte, l'organo e il clavicembalo finchè l'artrite le ha permesso di farlo. Poi ha smesso. Le sono sopravvissuti figlio e famiglia, e una goffissima cagna di nome Susi.
I suoi eredi stanno smantellando la sua vecchia casa, densa di ricordi al punto che si potrebbero fare a fette e guardarci attraverso come si fa col lardo caldo, con la furia di ruspe impazzite.
Buttano via tutto, regalano inscriminatamente, accatastano.
Tutto questo mi ferisce, e non so come mai.
Mi sembra feroce, irrispettoso, sporco.
Il Fidanzato dice di essere angosciato da grossi quadri dalle cornici dorate e grossi mobili con le zampe di leone. Forse perchè non conosce la gioia di immaginarsi che i mobili possano camminare.
Io vorre abbracciarli tutti, mobili lenzuoli vechi asciugamani scatoline santini seggiole pentole piatti servizi da tè ricordi di venezia napoli verona l'india.
Le cose vecchie non sono sporche, non sono lugubri, non sono angoscianti.
Vanno curate, assistite, fatte rivivere.
Io pagherei per vivere in una casa più vecchia della mia, che modestia a parte ha già 500 anni buoni.
Non ne voglio sapere di cemento armato, datemi muri di pietra e vaste stanze gelide, bicchieri sbeccati, legno che scricchiola.
L'ikea è uno schifo, voglio far rifoderare tutti gli scomodissimi salotti, datemi scrittoi, librerie di radica di noce e letti dalle vistose testate di legno intagliato. Specchi dorati e posate d'argento. Lettere d'amore scritte centocinquanta anni fa, io voglio leggerle tutte e vedere tutte le fotografie e spulciare tutti i libri i quaderni e i biglietti.
La scusa per disfarsi di tutto questo è il non accumulo.
Io dico che invece è la paura della morte. Tutti questi oggetti parlano di morte, di distruzione, del fatto che siamo noi ad andarcene e non le cose.
Che le cose restano dopo di noi, molto più a lungo, come impronte fossili.
Io non ho mai avuto paura della morte, piango di dispiacere, non di paura.
Preferisco toccare tutto, preferisco guardare e assaggiare cosa significa passare oltre e lasciare senza un significato tutti quegli oggetti che con noi significavano, vivevano.
Disfarsi del passato significa avere paura di farlo nostro, avere paura di cuocerlo nel nostro ventre e partorirlo nuovo, lustro e rosso del nostro sangue come un bambino appena nato.
Questo pensiero oggi è un chiodo fisso, e io mi dispero.
Tra una settimana torno a Milano.
Invece che nel freddo sano di mare e montagna vado nel freddo malsano e unto di cemento e smog.
Invece che dormire da sola dormo con Il Fidanzato, però.
Non ho soldi per la ceretta, non ho soldi per il parrucchiere e posso assicurarvi che questo giro ce ne è davvero di bisogno, come direbbe quello. (CHI?)
La realtà è che mi sento sbattuta in giro come al solito e mi sto francamente rompendo il cazzo, mi sento stanca. Voglio una casa. Voglio anche una parrucca rosa, a questo punto, e lucidalabbra e lustrini che restino nell'armadio. Voglio 1500 euro, tutti maledetti e subito. Visto che c'è la liquidazione nel mio negozio di scarpe preferito. Tanto per fare finta che i soldi mi servano, ecco. Come cantava Elio, cosa sono i milioni quando in cambio ti danno le scarpe? Nulla, rispondo io. Poi hai le scarpe!
Come al solito poi, quello che resta in fondo alla pancia non sono i milioni, le scarpe, l'incazzatura o lo sballottamento o il parrucchiere o l'estetista o le canzoni tristi che sempre ascolto in questi momenti notturni.
Prima di essere vinta dal freddo e dalla voglia di piumino, in realtà l'unica cosa che conta è che non dormirò da sola, ma dormo con Il Fidanzato.
Se un giorno smetterà di essere una buona ragione per lasciare cieli tersi e altre amenità, prometto di farvelo sapere.
Intanto, buonanotte.
Buildings and bridges
Are made to bend in the wind
To withstand the world,
That's what it takes
All that steel and stone
Is no match for the air, my friend
What doesn't bend breaks
What doesn't bend breaks
We are made to bleed
And scab and heal and bleed again And turn every scar into a joke
We are made to fight
And fuck and talk and fight again
And sit around and laugh until we choke
Sit around and laugh until we choke
I don't know who you were expecting
Probably some bitch who does not budge
With eyes the size of snow
I may get pissed off sometimes
But you seem like the type to hold a grudge And in the end, I just let go...
Buildings and bridges
Are made to bend in the wind
To withstand the world,
That's what it takes
All that steel and stone
Is no match for the air, my friend
What doesn't bend breaks
Non siamo per niente sani, noi umani, e se non la pianto con queste rime del cacchio giuro che butto ogni cosa atta alla scrittura nel cesso e mi dò al giardinaggio full time.
Comunque, sappiate che ho imparato due cose:
1) quando non sai cosa fare, prendi il primo pommander che ti capita e fattici la doccia. Se poi si tratta di ferite nel femminile, di cose tra donne, di roba che ti lascia il magone, se è il pommander corallo è meglio
2) gesti che sembrano risolutivi possono non esserlo fino in fondo, ma quel che conta è buttarsi sul ghiaino credendo di avere le ginocchia di acciaio inox. Il resto viene da sè.
E con questa metafora degna di un poliziesco di serie C3, vi abbandono per friggermi il cervello con qualche edificante gioco di ruolo.
Il dado è quasi tratto.
Negli ultimi mesi sono stata come le lame del minipimer: ho girato girato girato sminuzzato impastato con le mie mille funzioni e le mie lame rotanti e il mio solido motore elettrico fatto in Cina ma progettato in Germania.
Se vi dico vedo la fine sta male, sembra un azzardo e poi non si dice mai "vedo la fine" perchè è la volta che la fine si sposta un po' più in là.
Diciamo che la Transizione siena-vita universitaria da single con tutti i pro e i contro/casa della mamma-ho uno slancio da crocerossina ma poi tutte le vostre beghe di merda mi fanno venire la nausea e gli attacchi di panico si sta risolvendo in: Vado a Convivere.
Lo scrivo bello grosso così me lo ricordo e visto che devo scriverlo non mi metto a zompettare per la stanza come qualcuno che sia stato posseduto dallo spirito della Danza dell'Orso.
vado a convivere
Con Il Fidanzato, per chi fosse tardo e non avesse capito. A Milano, per chi si fosse perso le puntate precedenti.
Lo so, ci starebbe bene un bell'elenco di pro e di contro ma non mi sembra il caso di analizzarmi e sezionarmi così a fondo, ancora.
Per il momento una delle mie fonti di gioia più grosse è che vedo un Progetto Insieme, una casa piena di gatti e di catastrofico disordine sottratta al controllo dei nostri ansiogeni quanto Venerandi e Augusti Genitori.
Post adolescenza? Bisogno di fugone dalle grinfie della mamma che comunque spinge da un po' a farmi andare fare e brigare? Fugone dal paesello natio con parentado opprimente? Prova di vita, prova di maturità, prova d'amore, prova riprova.
Del resto, non vedo molte alternartive possibili, al momento.
Che mi sono comprata il mio primo paio di scarpe col tacco. Trentaeuro da accaemme, un affare che consiglio a tutte le lettrici.
Erano mesi che non mi sentivo tanto femmina.
Ovviamente ho dovuto compensare andando a vedere una cosa del genere.
Ero talmente vogliosa di mettermele che ho cambiato scarpe nel buio del cinema. Nemmeno quando da piccola mi portavano a comprarmi le scarpine di vernice. Certo, non potevo saltellare in giro gaudente ma l'avrei fatto se l'equilibrio precario non me l'avesse impedito. Meno male anzi che ho avuto un solido cavaGLiere.
E Il Fidanzato - suddetto cavaliere che al momento sta leggendo (orrore!) mentre scrivo - , che sa sempre tutto, poi mi ha portato a mangiare le patatine frittissime delle dieci e mezzo, quelle fatte con l'olio che fuma e bolle da tutto il giorno. Ho l'amaro in bocca, non dormirò, mi sveglierò per bere e pisciare innumerevoli volte. Semplicemente sublime.
Troppe o troppe poche cose da fare, le cronache della mia vita in attesa che il cielo ci crolli in testa.
Chi sono
Nome: coniglia rosa Ho ventidueanni e forse ho anche una vita. A volte mi sento una tigre, altre volte, molto più spesso mi sento una coniglia. La punteggiatura, per quanto mi riguarda, è un momento di creatività .